Un melting pot di culture scorre nel sangue di Carlos Atoche, artista classe 1984, nato da madre argentina e padre peruviano. Il suo approccio con l’arte risale al periodo dell’infanzia. Fin da piccolo rimaneva per lungo tempo ad osservare l’attività di scultore del padre, specializzato nella produzione di maschere di legno.

Raggiunta la maggiore età si dirige oltreoceano e qui la sua visone artistica incrocia le bellezze del vecchio continente. Rimane subito impressionato dalle meraviglie pittoriche e architettoniche italiane, tanto da trasferirsi a Roma poco dopo, città dove consegue il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti.

Proprio nella capitale cresce vertiginosamente il desiderio di esprimere il suo talento artistico, le reminiscenze legate al disegno e alla scultura lo aiutano a definire e a circoscrivere in modo più chiaro gli elementi nello spazio bidimensionale della pittura. Negli anni della frequentazione dell’accademia comincia ad appassionarsi alla street art, movimento ancora poco in auge, e la sua vena creativa si trasferisce sui muri e qui troverà superfici fertili su cui esprimersi.

Dipingere in strada cambia totalmente la sua percezione, la connessione che si instaura tra l’arte e il luogo in cui si realizza è indissolubile così come il rapporto tra artista e passanti.

La sua tavolozza raccoglie uno zibaldone di culture ed esperienze che gli permette di dare vita a veri e propri capolavori open air. La sua ricerca intimistica si traduce in pensieri quotidiani e interrogativi travestiti da elementi figurativi. Come uno sciamano che collega il mondo fisico a quello metafisico, l’artista cerca di stabilire una profonda connessione tra il suo desiderio di comunicare e i destinatari del suo messaggio, nella speranza di riuscire nella difficile missione di “umanizzare” maggiormente gli individui, risvegliando le coscienze e rendendo tutti più consapevoli della propria essenza creativa.

Le influenze che possiamo scovare nella sua pittura sono molteplici: dai tratti inconfondibili delle civiltà classiche, alle concezioni spaziali dei grandi maestri italiani, dallo stile distintivo delle antiche culture sudamericane fino alle interpretazioni concettuali più contemporanee.